Ma è possibile…

…che solo a me importa ‘na sega di ‘sta chiesa di legno?

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Anicca

anicca

Anicca: tutte le cose sono impermanenti.

Satellite cinese fuori controllo in caduta, rischio impatto anche in Italia

A volte un po’ di più… 🙂

Lo Strano Caso… Reloaded

Per celebrare la recente distribuzione gratuita su youcanprint, ri-marchetto Lo Strano Caso della Tomba Misteriosa, un’avvincente storia di magia, amicizia, cani, bla bla bla… Insomma chi se lo vuole leggere (nessuno, lol) se lo può scaricare gratuitamente, etc. etc. 😀

 

 lostranocaso_cover Massimo Bosco- Lo Strano Caso della Tomba Misteriosa
giugno 2017; 144 pagine

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Euristo da Ravensburgher, grande ermete superior e magister pauli Ipsissimus, viene a conoscenza di una possibile minaccia che potrebbe mettere a repentaglio l’esistenza stessa del sacro Ordine! L’ignobile Harcibald von Foëhn, con lo scopo di portare avanti i suoi loschi propositi, vuole impossessarsi di un oggetto sconosciuto di vitale importanza per l’Ordine. Non si conosce la natura dell’oggetto: tutto ciò che si sa è che la misteriosa tomba nel quale è custodito deve essere ancora localizzata, e alla svelta!

Senza pensarci due volte Euristo e i suoi compagni d’avventura Malek e Giangiovannone (con il prezioso contributo del fedelissimo cane Cibele), si mettono al lavoro per trovare la tomba misteriosa, e sventare così il complotto. Seguendo tutti gli indizi a disposizione, e indagando con saggezza e perspicacia, cercheranno di localizzare l’oggetto prima che cada nelle mani sbagliate.

Riusciranno ad interpretare tutti gli indizi e a portare quindi a termine l’impresa? Quali vicissitudini dovranno affrontare sul loro cammino? E soprattutto: cosa si nasconde dentro la tomba misteriosa?

La versione cartacea è disponibile su Il Mio Libro al costo di 10€

 

 

 

Oltrepò Pavese

“Bottles” by Arline Wagner

 

Devi vedere le cose un passo di lato dalla camera. La camera che riprende. Quello è quello che vede lo spettatore, ma non è quello che vede Kubrik. Lui manco ci sta dietro la camera… Pensaci.

Non è un fatto estetico, è una questione legata all’amplificazione. Poi qualsiasi tentativo di rappresentazione è sempre mediato, quindi diffetato. Si fa quello che si può. Ma sicuramente non è una cosa che riguarda l’estetica, la piacevolezza. Tu pensa se fosse così, pensi che esisterebbe la cappella sistina?

Chi fa da tramite, il pittore o quello che è, non può mica ragionare in termini di “piacere” o avere preferenze. Quello lo fanno gli altri.

La vita si fa da sè. E’ come l’amore, no?
Mica lo scegli, mica ti piace. A chi piace?

[Guarda che… c’è il fiume. Alcuni lo chiamano Po. Oltre il fiume (ahah), non si sa che cosa facciano ma… lo fanno bene!]

 

La Quadratura del Cerchio

Un’anima pia – che raramente se ne trovano – s’è raccomandata, in sua assenza, ch’io mi lavassi e di non impiccarmi o altro. Ma cercando cose nell’ombelico, e con fare animalesco trovandone, mi rendo conto che già da un bel pezzo sono bello che impiccato ad un guinzaglio. Il padrone se n’è andato e io muoio di fame. E per quanto girando in tondo mi riesca di disegnare dei cerchi quasi perfetti non c’è verso di cavarne nemmeno un osso. Ma muoio fedele.

Tanto per dire.

Bla, bla, bla!, si. Ma l’amore non è quello che si pensa; “ti lascio andare perché ti amo”: quelle sono sciocchezze, finzioni; al massimo telenovelas. L’amore non può prescindere dall’oggetto con il quale si crea il contatto, sarebbe un paradosso; Satana ce ne scampi.

Sarebbe come dire al tiramisù “ti adoro, quindi non ti mangio”, e lasciarlo lì a marcire. No, non è così. Quella è… la cordialità; il matrimonio. Forse l’estetica. Quello che senza coscienza chiamiamo amore, qualunque cosa sia, è un’altra cosa. É il caso di smetterla con queste cialtronerie che non sono altro che delle uscite di sicurezza comode per amanti difettosi.

E poi cosa vuoi lasciare andare? “Vuoi” di volontà, dico. Quale volontà? Quella del cervello? Quella della ragione? Non c’è nessuna volontà. E comunque non servirebbe a niente perché tanto la notte ci sarà sempre una luna che sbuca da qualche parte, una canzone di merda, il paragrafo di uno stupido libro, il fruscio di un gatto qualunque che si appiattisce sulle foglie, un insetto silenzioso che si arrampica da qualche parte, o qualunque altra cosa che ti sussurra che è tutta un’incredibile bugia.

Hai voglia a disegnare cerchi. Quelli, alla fine, non quadrano mai.

S-lego

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L’autunno 2017 insegna che i pezzi non si incastrano più come una volta; che le coincidenze non sono più fortuite, semmai lo fossero state; che, si: hai perso molto; che esiste la decrepitezza, la vecchiaia e la morte; che siamo morti e che nonostante questo ci ostiniamo a deambulare. Che sarebbe bene essere saggi e liberarsi del senso dell’Io; che però sarebbe stato bello, nonostante l’inferno o mille rinascite sfavorevoli.

Cape sante

– Che avete insomma, – gli disse una volta: – da andare sempre a guardare la santa Maddalena che regge il corpo del Salvatore nel quadro della Deposizione?
– E’ perchè ti somiglia, – aveva risposto Tiburzio.

Gretchen arrossì di piacere e corse allo specchio a verificare l’autenticità del paragone; si rese conto di avere gli occhi vellutati e lucenti, la fronte liscia e l’ovale del volto della santa.

– Allora è per questo che mi chiamate Maddalena e non Gretchen o Margherita, che è il mio vero nome?
– Precisamente, – rispose Tiburzio con aria imbarazzata.
– Non avrei mai creduto di essere così bella, – fece Gretchen: – e la cosa mi fa davvero felice, perchè così mi amerete di più.

Per qualche tempo l’animo della ragazza tornò sereno e dobbiamo ammettere che Tiburzio fece lodevoli sforzi per contrastare la sua folle passione. Fu preso dalla paura di diventare monomaniacale e, per dare un taglio alla sua ossessione, risolse di tornare a Parigi.

Théophile Gautier, Il vello d’oro

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Caravaggio – Deposizione

La Cessazione

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Il girino, essendo nato e cresciuto nel lago, non può sapere cos’è l’acqua. Lo capisce solo quando diventa rana e può uscirne. […]

 

LA GIOIA DELLA CESSAZIONE

Quando prendete coscienza che i sei sensi (inclusa la mente) bruciano, la reazione spontanea è raffreddarli finchè non resta più né fuoco, né combustibile: nulla. Più i sensi svaniscono, maggiore è la libertà, e nel corso del processo il jhana accade da sé. Capite che questo sentiero va in direzione del vuoto. Capite che “non vale la pena di attaccarsi a nulla”. Comprenderlo è una bella cosa di per sé, ma farne esperienza è ancora meglio.

A volte, sembra impossibile che la quiete aumenti, ma invece succede. Il movimento diminuisce e ancora più cose svaniscono; la mente si acquieta sempre di più. I superlativi non bastano a descrivere le esperienze meditative più profonde. La mente diventa sempre più vuota, più quieta, più beata. Ora capite perchè il nibbana, la cessazione di tutto, è la massima beatitudine e felicità. La via della tranquillità e della visione profonda è la via felice, la più felice che possiate intraprendere, e più la percorrete più cresce la felicità. Una volta che l’avete imboccata e la pratica comincia a decollare c’è un effetto valanga: la palla di neve rotolando a valle diventa più grossa e più veloce, la pratica va sempre più a fondo. L’unica difficoltà è cominciare.

Quando cominciate ad apprezzare la beatitudine, tutto il Dhamma del mondo appare nel vostro stesso cuore. L’intero Tipitaka* vi si schiude davanti, mentre i sensi svaniscono e la mente conosce i vari stati di beatitudine. I khandha** vengono visti nella loro realtà. Capite perchè i sensi sono in fiamme, perchè sono sofferenza, e provate un senso di stanchezza. Avete un moto di rifiuto, o nibbida; dalla nibbida viene il viraga (sfumare), e dal viraga la cessazione, la fine delle cose.

Ecco in che modo ci si libera. Non dovete fare altro che seguire le istruzioni: sedervi, stare zitti, osservare e non immischiarvi. Gradualmente, l’esperienza meditativa si schiude da sé.

– Ajahn Brahm

 

*Tipitaka: il canone tripartito delle scritture buddhiste.
** Khandha: aggregato. I sutta elencano cinque gruppi di fenomeni mentali e fisici che devono essere indagati dal punto di vista delle tre caratteristiche. Sono: (1) corpo; (2) sensazioni; (3) percezioni; (4) attività intenzionali (del corpo, della parola e della mente); (5) coscienza.

Profeta

Prima o poi verrà un “profeta” che distruggerà la visione antropocentrica dell’universo che l’uomo ha. E’ nell’aria da un po’ di tempo. L’illuminismo ha involontariamente posto le basi per questo, e già dalla seconda metà dell’800 se ne sono potuti vedere i segni.

Inevitabilmente l’uomo capirà come stanno le cose, capirà che la sua “unicità” non punta verso l’alto, ma verso il basso.

Quel momento sarà l’inizio dell’unica salvezza, dell’unica redenzione possibile.

Profeta

Quando accade il Peggio

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“Una storia che mi piace raccontare a questo proposito riguarda l’insegnante del Venerabile Maestro Hsüan Hua. Il Maestro Hua era l’abate della Città dei Diecimila Buddha ed è stato colui che ci ha dato la terra dove si trova ora il nostro monastero. Lui e Ajahn Sumedho erano ottimi amici. L’insegnante del Maestro Hua, il Venerabile Maestro Hsü Yün, era il patriarca di tutti e cinque i lignaggi del buddhismo in Cina ed era molto rispettato. Era a capo del lignaggio Ch’an, del lignaggio dei sútra, del lignaggio dei mantra, del lignaggio del Vinaya e del lignaggio esoterico. Non è un segreto che sètte diverse tendono a discutere fra di loro, eppure egli era così incontrovertibilmente puro e dotato che tutti lo volevano come capo.

Quando l’Armata Rossa prese il potere, si cercò di fare piazza pulita di qualunque religione e ovviamente lui venne preso di mira. L’esercito cinese attaccò il suo monastero quando lui aveva circa centodieci anni. Lo picchiarono con mazze di legno fino a lasciarlo esanime a terra in una pozza di sangue, ritenendolo morto. Sebbene gli avessero spezzato le ossa e leso organi interni, egli si riprese. La notizia che fosse sopravvissuto si sparse nella regione. Un po’ di tempo dopo, i soldati dell’Armata Rossa ritornarono e questa volta usarono mazze di ferro per picchiarlo fino a ridurlo un disastro. Il fragile vecchio era letteralmente a pezzi e gravemente ferito, eppure non morì.

I suoi discepoli si prendevano cura di lui e cercavano di aiutarlo a guarire dalle gravissime lesioni. Tutti loro erano esterrefatti che fosse ancora vivo. Inutile dire che egli era dotato di incredibili poteri meditativi, pertanto i suoi discepoli erano convinti che cercasse di conservare la propria energia vitale per loro. Credevano che il maestro comprendesse la sensazione di lutto che avrebbero provato se fosse morto e gli erano tutti molto devoti. E quindi lo imploravano: “Per favore, non rimanere in vita solo per il nostro bene. Siamo profondamente commossi dal fatto che stai sopportando settimane e settimane di dolore e agonia solo perché non vuoi lasciarci abbattuti dalla perdita. Ma è ora che tu muoia, preferiremmo che ti concedessi di andare in pace piuttosto che sopportare tutta questa sofferenza”. Ed egli disse: “Quello che faccio non è per voi. È vero che sto rimanendo in vita, ma non per il vostro bene, è per i soldati. Se morissi in conseguenza delle loro percosse, la retribuzione karmica per coloro che mi hanno aggredito sarebbe immensa, e non potrei sopportare di esserne il responsabile”. Dopo di ciò, i soldati lo lasciarono in pace. Egli sopravvisse e addirittura tenne ancora ritiri.

I libri Ch’an and Zen Training, tradotti da Charles Luk, sono tratti dai discorsi di Dharma che egli tenne in un ritiro quattro anni dopo. Morì all’età di centoventi anni. Aveva fatto voto di essere monaco per cento anni.” – Ajahn Amaro, “Piccola barca, grande montagna”.

 

Nibbāna

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“[…] Scesi qualche gradino di pietra e presi per il sentiero solitario. Questo, lentamente, scendeva. Era di terra battuta, in alto i rami si confondevano, la luna bassa e circolare sembrava accompagnarmi.” – Borges, Il giardino dei sentieri che si biforcano

“Ma in realtà cos’è il Nibbāna? Nibbāna significa non afferrare. Nibbāna significa non dare un significato alle cose. Nibbāna significa lasciare andare. Fare offerte e azioni meritorie, osservare i precetti morali, e meditare sulla gentilezza amorevole, tutto questo serve a liberarsi dalle contaminazioni e dalla brama, per rendere vuota la mente, vuota di autoriferimento, vuota di concetti di sé e di altro, una mente che non desideri niente, che non desideri essere né diventare niente.” – Ven. Ajahn Chah, Tutto Insegna

Chiaravalle

 

 

 

Così. Giusto una gitarella. Tutto d’un fiato, niente punto a capo. Visto che dopo trent’anni ho scoperto che l’abbazia di Chiaravalle è a 5km da casa mia, mi ci sono biciclettato; passando per quegli stessi campi che, la leggenda vuole, furono attraversati da un monaco (innumerevoli centinaia di anni fa) che, colto di notte da una tempesta improvvisa, bussando ad una cascina trovò rifugio e ospitalità. E allora disse “sia grata questa soglia!”. E quel luogo da allora si chiamò Gratosoglio. Embè, pedala pedala sono arrivato ad uno dei più ambiti luoghi per le gite delle scuole elementari: l’abbazia di Chiaravalle. Non so manco perchè da bambini pareva chissà che. Ma era bello: con la merenda “al sacco” che pareva una gran prelibatezza ed era invece un paninetto col prosciutto smorto, qualche biscottino che finiva sbriciolato e il succo di frutta alla pera Billy. Va be’ per fare una gitarella tra la campagna va bene. Poi uno prende e ritorna indietro. Pedala, pedala, tutto contromano. Chissà dove va tutta ‘sta gente che attraversa i campi in auto; non avrei mai detto tutto ‘sto traffico. Superi il fagiano spiaccicato sull’asfalto e ripensi alla nutria dell’altro giorno, spiaccicata anch’essa; per un attimo ti rendi conto che la nutria, adesso, potresti essere tu. E poi niente, riprendi la via Quintosole (che fa molto Urania) e ritorni alle stradine per i campi. Ma questa volta ci trovi un contadino che dice: “eh beh? Questa è proprietà privata”. E la soglia non è più grata, insomma. Cambiano i tempi. Per questa volta passo, si vede che sono una brava persona dice (occhio lungo lui! Non sa che rompicoglioni ha incontrato oggi e che ho già contattato la regione per sapere s’è vero che è proprietà privata). Ma poi basta. Non si passa più per i campi. Peccato contavo di fare altre 10.000 foto di alberi e cespugli, ma è vietato. Dovrò rinunciare anche al piano di crearmi una piazzola abusiva in mezzo al granoturco dove prendere il sole nudo. Quindi niente: devo tornare alla città. Ripedalerò come una volta – per tante volte – sulla via Bazzi allora, dove ci sono le puttanelle giovani: quella con l’occhietto furbo furbo e quella col culo grosso e bello sotto la pensilina della 79. Pazienza.

Tre Gocce di Disìo

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Le sue mani scorrevano sul mio corpo come serpenti di corallo mentre la mia schiena si ripiegava all’indietro e i miei seni palpitavano e il mio ventre cercava conforto nel calore della sua pelle.

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La sua mano si muoveva con maestria disegnando nell’aria semicerchi dorati che attraverso il cucchiaino cadevano sui maccheroni sottoforma di gustose scaglie di parmiggiano reggiano che la mia lingua, golosa e affamata, desiderava con inedito ardore.

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Ad ogni nuova ondata, ad ogni sussulto, ogni volta che la sua tenera violenza trafiggeva ancora ed ancora il mio corpo, stringevo le sue possenti spalle per farlo ancora più mio, come se il suo ardore non fosse mai abbastanza per placare la mia insaziabile passione. Sentii una fitta potentissima che si concentrò sul mio ombelico e da lì si diramò per tutto il mio ventre innamorato; la mia mano scivolò lungo la sua schiena morbida e setosa. Uno spasmo improvviso irrigidì le mie cosce e un improvviso e incontrollato sospiro uscì violento dalle mie labbra mentre la sua lunga lingua rossa inumidiva il mio collo che, contorta dal piacere, offrivo a lui come una consapevole vittima sacrificale! Ormai ero ad un passo dal centro dell’universo, afferrai la sua coda e…

Quella sera Rufus ebbe una doppia dose di Royal Canin al pollo e un osso nuovo.