La Morte e l’Amore

Oh, che paura, lo spauracchio della morte corporale!

Noi siamo qui, sempre a parlare di cose “del di dentro”, ma poi non riusciamo a non rinunciare alla nostra appartenenza al regno animale. Ci si accende una lampadina nella testa che ci dice che l’assassino fa paura, che è il male, che rappresenta quello che non si deve fare e quindi deve essere “giustamente” punito.

E allora, d’improvviso, la meravigliosa dimensione interiore fatta di amore universale, infinito, destinato a durare “per sempre”, poco vale di fronte al guizzo della carne che viene meno e il sangue che spilla da una ferita, che sia di arma da fuoco o bianca.

Ma siamo onesti: ci sono casi in cui la vera vittima è proprio l’assassino. Il vero crimine non è privare un corpo delle sue funzioni meccaniche, il vero crimine, quello che davvero deve fare paura, è l’uccidere qualcuno emotivamente.

Ci sono dunque assassini che in verità non sono affatto assassini e che avranno sempre la mia simpatia e il mio supporto: hanno agito come esseri umani e sanno cos’è l’amore. Bisogna fare molta attenzione: non c’è nessuna contraddizione tra l’amare qualcuno e ucciderlo, tra la Morte e l’Amore.

Di contro, le cosiddette vittime di questo tipo di assassini, sono individui che non hanno nessun interesse o riguardo per i sentimenti in generale, e anche meno per quelli del loro partner. Queste persone sono i veri mostri, e sì: se si guarda dalla giusta prospettiva (quella che prescinde dai vincoli biologici), queste persone meritano di morire.

Non va di moda dirlo, ma io me ne fotto, ed è ciò che – al di là dei meccanismi difettosi che contraddistinguono il raziocinio – ho la presunzione di sapere essere ciò che tutti, in verità, pensano. Un bicchiere di “Vino dell’Assassino” sarà sempre la mia offerta, il mio dono, a questi meravigliosi burattini che rincorrono l’amore fino al limitare della Notte, a prescindere da Dio o dal Diavolo.

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