La Morte e l’Amore

Oh, che paura, lo spauracchio della morte corporale!

Noi siamo qui, sempre a parlare di cose “del di dentro”, ma poi non riusciamo a non rinunciare alla nostra appartenenza al regno animale. Ci si accende una lampadina nella testa che ci dice che l’assassino fa paura, che è il male, che rappresenta quello che non si deve fare e quindi deve essere “giustamente” punito.

E allora, d’improvviso, la meravigliosa dimensione interiore fatta di amore universale, infinito, destinato a durare “per sempre”, poco vale di fronte al guizzo della carne che viene meno e il sangue che spilla da una ferita, che sia di arma da fuoco o bianca.

Ma siamo onesti: ci sono casi in cui la vera vittima è proprio l’assassino. Il vero crimine non è privare un corpo delle sue funzioni meccaniche, il vero crimine, quello che davvero deve fare paura, è l’uccidere qualcuno emotivamente.

Ci sono dunque assassini che in verità non sono affatto assassini e che avranno sempre la mia simpatia e il mio supporto: hanno agito come esseri umani e sanno cos’è l’amore. Bisogna fare molta attenzione: non c’è nessuna contraddizione tra l’amare qualcuno e ucciderlo, tra la Morte e l’Amore.

Di contro, le cosiddette vittime di questo tipo di assassini, sono individui che non hanno nessun interesse o riguardo per i sentimenti in generale, e anche meno per quelli del loro partner. Queste persone sono i veri mostri, e sì: se si guarda dalla giusta prospettiva (quella che prescinde dai vincoli biologici), queste persone meritano di morire.

Non va di moda dirlo, ma io me ne fotto, ed è ciò che – al di là dei meccanismi difettosi che contraddistinguono il raziocinio – ho la presunzione di sapere essere ciò che tutti, in verità, pensano. Un bicchiere di “Vino dell’Assassino” sarà sempre la mia offerta, il mio dono, a questi meravigliosi burattini che rincorrono l’amore fino al limitare della Notte, a prescindere da Dio o dal Diavolo.

Le casalinghe poetesse erotiche di Facebook

Questa mia breve analisi avrebbe potuto tranquillamente intitolarsi “Andate a cucinare!”; ma il dovere accademico e la prudenza che contraddistinguono il lavoro dello studioso non permettono licenze di questo tipo. Ciò detto andiamo ad analizzare la questione:

Un fenomeno psico-sociale che ormai attanaglia il mondo della rete in modo tentacolare è quello delle casalinghe-dive-poetesse.

Alla vigilia del cartaimpecorimento totale (mentre l’ormone minaccia suicidio) codeste stanche mogli, dando retta a pulsioni psicologiche simili a quelle del cigno che canta prima di morire stecchito, e ammaliate dagli inganni di uno specchio sfacciatamente bugiardo, si trasformano (secondo loro) nelle micidiali vamp che non avevano mai sospettato di essere (sempre secondo loro). Fantasticando atti di seduzione trash ai danni del postino, e non paghe di nutrire gli appetiti sfacciati di pensionati abbronzati e senza speranze andrologiche, attingendo al profondo pozzo dell’animo umano e sospettando di essere anche trasgressive, si immaginano incomprese portatrici di verità insondate e quindi poetesse! (Ovviamente maledette [dal libro di grammatica delle medie però, ma questo loro non lo sanno]).

Grazie alle loro capacità di osservazione delle “lineette nere su sfondo bianco” che contraddistinguono le pagine di un libretto raccattato chissà dove, un giorno giungono alla naturale conclusione che, per scrivere una poesia, basta andare a capo. Da quel giorno fatidico diventano poetesse erotiche su Facebook.

E da qui comincia un flusso senza fine di frasi spezzate ogni due/tre parole (rese più efficaci grazie all’uso spropositato dei puntini di sospensione: “……………..”) spacciate per opere immortali, ma che in realtà sono delle liste della spesa lunghe tre metri dove lo scrivente autocommemora le sue supposte qualità interiori che le povere genti del mondo non conoscono e non hanno speranza di capire.

I morti di figa ☠️ di “categoria B” (cioè quelli che non vogliono far capire che sono morti di figa ☠️ e fingono di indignarsi quando qualcuno fa il morto di figa di “categoria A” ☠️) dopo aver messo “mi piace” 👍 si prodigano ad elogiare le doti trascendentali della loro musa, mettendo in mostra a loro volta le proprie e insinuando in modo subdolo di essere in sintonia con l’autrice (nella speranza vana di circuirla e indurla a chattare su messenger, nella speranza ancora più remota che questa prima o poi faccia vedere loro le tette).

Così si crea un loop mortale senza fine alimentato dai mdf ☠️ alimentati a loro volta dalla svamp che, forte dei commenti favorevoli dei suoi avventori si crede sempre più poetessa (quindi figa), andando così ad aumentare esponenzialmente il livello di tedio e il consumo di dati sul povero server di Facebook che potevano essere destinati a qualcosa di più utile come le foto di bambini e mariti che ti fanno passare la voglia di procreare.

Questo è quello che succede dentro le cucine d’Italia quando, parcheggiati i bambini a scuola, ogni giorno migliaia di mamme – invece di consultare la ricetta delle lasagne – si trasformano in insospettabili poetesse erotiche.

Questo è quello che succede sotto questo cielo che, si sa, prima o poi ci cadrà in testa (cit.).