La Cessazione

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Il girino, essendo nato e cresciuto nel lago, non può sapere cos’è l’acqua. Lo capisce solo quando diventa rana e può uscirne. […]

 

LA GIOIA DELLA CESSAZIONE

Quando prendete coscienza che i sei sensi (inclusa la mente) bruciano, la reazione spontanea è raffreddarli finchè non resta più né fuoco, né combustibile: nulla. Più i sensi svaniscono, maggiore è la libertà, e nel corso del processo il jhana accade da sé. Capite che questo sentiero va in direzione del vuoto. Capite che “non vale la pena di attaccarsi a nulla”. Comprenderlo è una bella cosa di per sé, ma farne esperienza è ancora meglio.

A volte, sembra impossibile che la quiete aumenti, ma invece succede. Il movimento diminuisce e ancora più cose svaniscono; la mente si acquieta sempre di più. I superlativi non bastano a descrivere le esperienze meditative più profonde. La mente diventa sempre più vuota, più quieta, più beata. Ora capite perchè il nibbana, la cessazione di tutto, è la massima beatitudine e felicità. La via della tranquillità e della visione profonda è la via felice, la più felice che possiate intraprendere, e più la percorrete più cresce la felicità. Una volta che l’avete imboccata e la pratica comincia a decollare c’è un effetto valanga: la palla di neve rotolando a valle diventa più grossa e più veloce, la pratica va sempre più a fondo. L’unica difficoltà è cominciare.

Quando cominciate ad apprezzare la beatitudine, tutto il Dhamma del mondo appare nel vostro stesso cuore. L’intero Tipitaka* vi si schiude davanti, mentre i sensi svaniscono e la mente conosce i vari stati di beatitudine. I khandha** vengono visti nella loro realtà. Capite perchè i sensi sono in fiamme, perchè sono sofferenza, e provate un senso di stanchezza. Avete un moto di rifiuto, o nibbida; dalla nibbida viene il viraga (sfumare), e dal viraga la cessazione, la fine delle cose.

Ecco in che modo ci si libera. Non dovete fare altro che seguire le istruzioni: sedervi, stare zitti, osservare e non immischiarvi. Gradualmente, l’esperienza meditativa si schiude da sé.

– Ajahn Brahm

 

*Tipitaka: il canone tripartito delle scritture buddhiste.
** Khandha: aggregato. I sutta elencano cinque gruppi di fenomeni mentali e fisici che devono essere indagati dal punto di vista delle tre caratteristiche. Sono: (1) corpo; (2) sensazioni; (3) percezioni; (4) attività intenzionali (del corpo, della parola e della mente); (5) coscienza.

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