Una cena al Papadonprich

Quella sera la compagna Petruskâ Oncheladäva era bellissima. E questo è un grosso problema. Infatti nonostante i capelli nerissimi raccolti in quel modo così singolare che mettevano in mostra quel suo magnifico collo così esile e bianco che invitava al morso, nonostante quei suoi piccoli seni, a ventosa o cipolla che dir si voglia, che era impossibile non notare, specie nelle fredde serate d’ottobre, nonostante quel suo nasino così grazioso che conferiva al suo volto un non so che di dolce e misterioso allo stesso tempo, nonostante fosse seduta al tavolo vicino al mio e io quella sera mi sentissi bellissimo con la testa tutta leccata come un esemplare da primo premio alla mostra canina del palazzo Serenova, nonostante tutto ciò, e molto altro ancora, non è di lei che dovrò parlare.

Infatti, mentre ancora ero intento ad ammirare la bella Petruskâ – che sembrava aver notato la mia presenza e che per la prima volta lanciava inequivocabili segnali di interesse all’indirizzo del sottoscritto – una voce, quella voce, rovinò per sempre ogni mio proposito amoroso.

– “Compagno Malmostovich! Sei proprio tu?”

Si voltarono tutti al suono squillante di quella voce che senza troppa fatica era in grado di sovrastare l’orchestra del Papadonprich, uno dei ristoranti più raffinati e ricercati di tutta San Kristoburgo. Con estremo imbarazzo finsi un mezzo sorriso e salutai l’ingombrante e imbarazzante presenza del compagno Ivanolenko Bujardovich, invitandolo a sedere con un ampio gesto delle mani. Mentre osservavo Petruskâ che si alzava e si allontanava dal suo tavolo per non farvi mai più ritorno Ivanolenko s’era già bello che seduto sulla sedia di fianco alla mia e con il braccio alzato e un sorriso da orecchio a orecchio, contornato da quei suoi grossi baffoni neri, cercava di attirare l’attenzione del cameriere.

– “Bene compagno Ivanolenko, anche tu al Papadonprich questa sera? Una cena d’affari?”

– “O no compagno Malmostovich, niente affari questa sera. Durante tutta la settimana ho lavorato come un cane alla redazione dell’Istoriya con il capo redattore che mi dava tormento perché non si riusciva a tagliare fuori dalla foto del comizio Alessaja Alessajova… sai… l'”amica” del consigliere Tarallòvich… ma vedo che tu già mi hai capito.”

Mi strizzò l’occhio e io annuii. Adesso la verità è questa: non me ne importava proprio nulla. Ma dovevo sopportarlo per forza. Si da il caso che il compagno Ivanolenko Bujardovic fosse sposato con Ivanka Alessandréevskij, pro-segretaria del vice direttore dell’ufficio alloggi pubblici e per una serie di bizzarre vicende che avevano avuto come filo conduttore il chiacchiericcio pettegolo e puttanesco di certe signore, fosse venuto a conoscenza del fatto che avevo elargito una lauta mancia nella gara per l’assegnazione dei bilocali sulla via Casabellaja. Mi toccava essere gentile con lui, insomma.

– “Ah interessante. Avete poi risolto?”, dissi fingendo malamente interesse mentre giocherellavo con un grissino.

– “Oh be’ si. Alla fine ho ordinato dei nuovi stencil da un catalogo francese che mi era passato per le mani alcuni mesi fa e che, in quanto a realismo, sono qualcosa di eccezionale. Ho quindi sovrimpresso sul negativo una grossa mano che regge una coppa di champagne coprendo così il volto della signorina Alessaja e rendendo la foto, nell’insieme, un’autentica opera d’arte! Dovresti vederla compagno Malmostovich.”

– “Si, certamente…” dissi

– “Considera che sarà pubblicata in prima pagina sull’Istoriya di sabato…”

– “Non mancherò”, aggiunsi.

Grazie al cielo arrivò il cameriere con il mio piatto di Cottorottoc a interrompere quella situazione noiosa e imbarazzante. Niente, non era proprio serata: il contorno di fagiolini e melograno non aveva quel luccichio tipico dovuto alla cottura al burro.

– “E tu come mai qui, Dorian? Posso chiamarti Dorian, vero?”

– “Certamente. Mah, nulla di che. Anche io dopo una lunga settimana di lavoro ho deciso di regalarmi una serata di svago”

– “Ah già, come va al cinematografo?”

– “Tutto bene. Ma ultimamente sono arrivati quindici nuovi film di produzione estera e ho avuto un gran da fare con la supervisione e la censura”

– “Se non altro ti vedi un sacco di bei film gratis Dorian, non è vero? Ahahah!”. Si allungo verso di me e mi prese il collo in una morsa e cominciò a strattonarmi come se fossimo a un raduno di vecchi reduci ubriachi.

– “Ma guarda com’è bello il mio amico Dorian Malmostovich” disse tirandomi i baveri della giacca. “Che eleganza, che raffinatezza! Anche le scarpe, quelle che vanno di gran moda in Belgio!”

– “Come diavolo hai fatto a vedermi le scarpe compagno Ivan?”, dissi con un certo stupore visto che i miei piedi erano sotto il tavolo che era apparecchiato con un una lunga tovaglia che arrivava quasi fino al pavimento.

– “Ah be’ Dorian” disse lui un po’ imbarazzato. “E’ una specie di tic nervoso, una fissazione diciamo”. Mi guardò in modo strano e per la prima volta sentii che il compagno Bujardovich aveva qualcosa di interessante da dire.

– “Sentiamo, di che si tratta Ivanenko? Una qualche specie di depravazione strana?” dissi.

– “Oh no, nulla del genere Dorian, nulla del genere”

– “E allora che?” lo incitai io.

– “Ti spiego subito. Tutto ebbe inizio quando il direttore Karriolovich mi chiese di partecipare a una cena, un evento sociale, probabilmente una cosa noiosa, disse lui. Be’ sta di fatto che era stato spedito un invito anche alla redazione dell’Istoriya, e il direttore mi supplicò di andarci io, visto che lui era molto impegnato in faccende personali… mi pare fosse quello il periodo in cui la sua vecchia nonnina era molto malata e lui le portava le focaccine… va be’ ma questa è un’altra storia…”

– “Infatti” dissi io, “ti prego continua Ivan”.

– “Certo Dorian. Be’ ecco, ci pensai un attimo e mi dissi “ma si, dopotutto si tratta solo di una cena. Gratis per giunta!” e diedi così il mio assenso”.

– “E…” dissi io impaziente

– “Un attimo di pazienza Dorian, un attimo di pazienza, ora ti dico tutto. La cena era stata data da Dragan Polijandrovic, il famoso commerciante di pesce, sono sicuro che ne avrai sentito parlare…”

Mi guardo con lo sguardo di traverso e con un certo imbarazzo mentre si arrotolava nervosamente il fazzoletto tra le dita.

– “Oh suvvia Ivan, non crederai a queste sciocchezze!”

– “Oh be’ Dorian! Lo sai che io sono una persona con i piedi per terra, non sono un sempliciotto e men che meno uno superstizioso…”

– “La storia secondo la quale Dragan Polijandrovic avrebbe venduto la sua anima al diavolo in cambio del successo economico è la cosa più bislacca che si sia mai sentita. Suvvia Ivan! Un pescatore che vende l’anima al diavolo per pescare più pesci? Non sarebbe credibile nemmeno nella peggiore delle pellicole che mi passano per le mani ogni giorno…” dissi io.

– “Lo so Dorian, lo so. Ma ascolta quello che ho da dirti: mi recai alla cena e, di tanto in tanto pensavo a questa stupida storiella che gira da tempo, ma la cosa mi faceva un po’ ridere e basta, ovviamente. Finché non è capitato ciò che nessuno si sarebbe aspettato…”

– “Cioè?”

– “Cioè nel bel mezzo della serata qualcuno osò tirare fuori l’argomento!”

– “Intendi dire…?”

– “Esatto: non ricordo chi, non ricordo come, qualcuno osò chiedere a Dragan in persona se quella storia sul patto con il diavolo fosse vera!”

– “E…”

– “E fu molto imbarazzante! Il silenzio cadde nella sala e, sarà stata la suggestione, sarà stato il vino, ebbi persino l’impressione che la luce delle candele si fosse affievolita…”

– “Oh suvvia…”

– “Be’ qualcuno parlò e cercò di sdrammatizzare ma fu subito interrotto da Dragan Poljiandrovich che, per tutta la cena e anche in quel momento, non aveva mai mutato quella sua strana espressione di tristezza mista a disgusto.”

– “E…”

– “Parlò. E disse: “La cosa non mi offende. So che gira questa voce, così come so che le persone si nutrono di superstizioni, così come so che le persone vedono come se avessero un velo davanti agli occhi quando si trovano davanti a ciò che non capiscono”. Questo disse…”

– “E…”

– “E a quel punto Dorian, ti prego di credermi, Dragan aggiunse: “…così come so che qualunque persona che dovesse essere tentata dal portare a termine un contratto di quel tipo commetterebbe un errore terribile!“.

– “E allora? Mi sembra giusto…”

– “Be’ Dorian: nel momento in cui finì di pronunciare queste parole le finestre della sala si spalancarono e un vento di una forza inaudita spense tutte le candele e fece volare per aria piatti e bicchieri. Dragan, potevo vedere chiaramente la sua silhouette che si stagliava di fronte alla finestra aperta, si alzò in piedi e si diresse verso la porta della sala e andò via. Adesso, e ti giuro che è vero, la cosa che mi fece accapponare la pelle, a me e a tutti i presenti, fu il suono dei suoi passi… era chiaramente il suono di zoccoli! Come gli zoccoli di una qualche bestia infernale, un caprone, o che so…”

– “Ma per favore Ivan! Questa storia non ha senso!”

– “Dorian! Te lo giuro sui miei nove figli! Non so se si trattò di uno scherzo ben orchestrato o cosa, ma quello che ti ho raccontato è esattamente quello che è successo…”

– “Ah! E quindi Ivan? Mi vuoi forse dire che il signor Poljiandrovich ha fatto un patto con il diavolo? Che esso stesso è il diavolo?”

– “Ma non lo so Dorian, non lo so! Ma ti posso garantire che non ho mai avuto così tanta paura in vita mia…”

– “Devo ammettere però che è una storia interessante Ivan…”

– “Certo Dorian. E come ti dicevo da allora mi è rimasta questa specie di nevrosi, questo tic, mi preoccupo sempre di osservare i piedi delle persone, specie quando sono sedute al tavolo”.

– “Ah ah” lo interruppi io non riuscendo a trattenere il riso. “Povero compagno Ivanenko!”.

– “Be’ si capisco che fa un po’ ridere. Ma sai?” – disse mentre il suo umore giocoso e burbero riprendeva nuovamente il sopravvento – “la cosa ha anche una sua utilità…”

– “E…”

– “E nel tempo sono riuscito ad imparare molte cose sulle persone semplicemente osservando il tipo di scarpa che indossano. Non sono riuscito forse poco fa ad indovinare che le tue scarpe sono di provenienza belga?”

– “Già è vero”, ammisi.

– “E ti assicuro che sono infallibile Dorian. Vedi quel tizio laggiù?”

– “Eh…”

– “Quello è un beccamorto, solo i becchini hanno quel tipo di scarpa con il tacco così alto e la suola ricurva verso l’alto”

– “E…”

– “E niente Dorian, ho questo dono… o ad esempio quella signorina che era qui prima…”

Mi venne un colpo, parlava di Petruskâ!

– “Ti prego dimmi”, dissi interessato

– “Eh niente Dorian. Indossava la calzatura tipica della via Petralojava”

– “E…”

– “È una mignotta!”

Ingoiai l’ultimo boccone di storione con la pelle, le lische e tutto.

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