Un Estratto dal Libro delle Duecento Verità

L’energia fluiva nel suo corpo come un inaspettato incidente nucleare al limitare di una foresta carica di ignari alberi che si apprestano a sperimentare gli incerti vantaggi di un terremoto molecolare, pronti a succhiare e addizionare nuovi elementi capaci di trasformare per sempre il corso degli eventi come lo si è sempre inteso, mentre ad un ignaro osservatore esterno tutto sarebbe apparso sempre simile a sè stesso, così come sempre era stato sin dalla prima incerta alba del genere umano. Lenta ma potente, invisibile e rigeneratrice, questa nuova forza si faceva strada nelle sue ossa, nei suoi muscoli e nelle fibre; si faceva strada nel sistema nervoso e attraverso l’intricato dedalo di vene e arterie.

I cultisti cominciarono ad intonare le loro oscure litanie mentre il gran sacerdote, spalancate le braccia, recitò la formula del Ritorno del Re:

Siano aperte le porte del Cielo,
le catene sono state tolte dalle porte del Tempio.
La casa è aperta al suo padrone!

Tu che non perisci, tu che non ti annulli.
Il tuo Nome dura tra la gente,
il tuo Nome si manifesta tra gli dei.

Accetta questa offerta:

è l’offerta del Re,
è l’offerta di Anubis:
mille pani, mille brocche di zytum,
mille buoi, mille oche
per la tua Potenza vitale.

Passa la porta del cielo
perché tu hai la conoscenza
Passa la porta del cielo e ritorna tra noi
Amunathon!

La forza vitale cominciò a scorrere sempre più forte e, raggiunta la testa, riempì il suo essere di una consapevolezza nuova e terribile: in lui c’era ancora energia, in lui era il respiro, fresco, potente e divino. Era vivo, ancora una volta. Un sussulto e un impercettibile gemito precedettero una forte scossa che fece tremare tutto il corpo. La sacerdotessa accarezzò per l’ultima volta il sacro membro con le sue calde labbra carnose e chiudendo dolcemente gli occhi deglutì il divino nettare che fluiva copioso. Proprio in quel momento gli occhi della mummia, finalmente, si spalancarono.

  • Bentornato tra noi oh grande Amunathon!”, disse a voce alta e con tono solenne il gran sacerdote, “io, Heru, sacerdote di Anubi e Nuit, rasato, depilato, circonciso, vestito di puro lino, versato per i misteri; rifuggito il contatto con qualsiasi donna nel mio servizio al tempio come prescritto, do il benvenuto a te, re meraviglioso e vittorioso!”

A questo punto la gran sacerdotessa alzò in alto il disco d’oro nel quale era riprodotto l’occhio scintillante di Ra e lo percosse con una clava tempestata di lapislazzuli: un suono acuto nel quale era possibile distinguere un ampio ventaglio di armonici risuonò in tutta la sala esagonale del Grande Tempio del Mistero di Tebe.

  • Oh che mal di testa…”, disse Amunathon, “che razza di lingua sto parlando?”

Il gran sacerdote, la sacerdotessa e i cultisti tutti rimasero un po’ perplessi. Già da tempo si era discusso su come sarebbe stato il primo contatto ma, ovviamente, nessuno era stato in grado di dirlo con certezza. C’erano tra gli adepti dell’ordine due scuole di pensiero: la prima, quella dei credenti più ortodossi che dava maggior rilievo alla componente spirituale dei misteri, credeva fermamente che il primo contatto sarebbe avvenuto come descritto dagli antichi papiri dove erano riportate tutte le formule. Questi descrivevano un discorso diretto tra il risvegliato e il gran sacerdote simile a un copione cinematografico. La seconda scuola di pensiero predilegeva una concezione più moderna che non escludeva dal patrimonio ereditato dagli antichi le più importanti scoperte dell’epoca moderna; secondo questi i dialoghi riportati negli antichi papiri dovevano essere considerati come delle approssimazioni, delle linee guida su come condurre il primo dialogo e niente più.

Ma, a onor del vero, la risposta del faraone al solenne discorso di benvenuto suonò strana sia agli uni che agli altri, anche se i secondi avevano messo in considerazione che l’utilizzo del VSRT avrebbe potuto comportare degli effetti insoliti (VSRT era l’acronimo per Vocale Sintetizzatore & Realtime Translatore; si trattava di un sintetizzatore vocale e traduttore in tempo reale che era stato installato nel cervello biomeccanoide del re e che gli avrebbe permesso di parlare qualsiasi lingua tra quelle installate, cioè una, per il momento).

Superata la sorpresa iniziale Heru, il gran sacerdote, riprese il controllo di sé e della situazione. Ormai sapeva che i dialoghi previsti dall’invocazione così come erano stati descritti e come ci si sarebbe aspettato che fossero da più di seimila anni non servivano a niente. Continuò quindi senza seguire il protocollo, tanto non avrebbe avuto senso.

  • La lingua che stai parlando, o mio re, si chiama zingarello marocchino.”

  • Ah”, disse il faraone, “che buffo nome… non so perchè ma mi fa ridere.”

Il gran sacerdote cercò con lo sguardo tra i cultisti. Mustafà Said, capo del settore neuro-informatico K.E.B.A.B., alzò il cappuccio e suggerì che le variabili introdotte per favorire l’assorbimento di informazioni nel cervello artificiale – come ad esempio informazioni relative al passato recente che ora erano obsolete, nozioni di cultura minore e l’emulazione dei comuni meccanismi di riflesso condizionato – potevano avere degli effetti di questo tipo sul riflesso psicologico anche a causa del tessuto neurale che doveva ancora imprimersi di nozioni di prima mano. Tutto questo lo sintetizzò con una parola: “rodaggio”.

Il gran sacerdote fece segno con la testa come per dire “ho capito”.

  • Oh mio re”, proseguì Heru, “la gioia che ti accompagna allieta anche me e tutti i miei confratelli qui presenti”.

  • Zingarello marocchino hai detto… non ho mai saputo dell’esistenza di questa lingua…”, disse pensieroso Amunathon.

  • E’ perchè non esisteva ancora seimila anni fa, mio re.”, replicò il gran sacerdote.

  • Come hai detto che ti chiami?”

  • Il mio nome è Heru”

  • Bene Heru, fammi il punto della situazione zxcbnzxc”

Mustafa Said si avvicino velocemente al rack che conteneva il complesso sistema informatico dal quale era possibile gestire in remoto il VSRT e dopo aver girato alcune manopole e basculato una leva, fece segno che ora era tutto a posto.

  • Che è successo ragazzi?”, disse sorpreso il re.

  • C’è stato un piccolo problema nella “magia” che ti permette di parlare correttamente la nostra lingua, ma il sacerdote che ha operato questa magia”, e qui indicò in direzione di Mustafa Said, “ha subito provveduto a sistemare tutto”.

Il re guardò Mustafa Said e poi rivolse nuovamente lo sguardo verso Heru.

  • Raccontami di questa magia, Heru”

  • Certamente mio re”, rispose lui.

  • Ma ti prego, prima fammi un breve sunto della situazione, come ti stavo chiedendo poco fa. Cosa è capitato in tutto questo tempo? Dove ci troviamo ora?”.

  • Sono capitate innumerevoli cose, mio re. L’uomo ha operato miracoli e magie che prima erano impossibili da realizzare e anche da immaginare. Ci fu un tempo in cui la terra bagnata e nutrita dal sacro fiume era il centro del mondo. Quel tempo, il tuo, ad un certo punto finì e ci furono nuovi re, nuovi regni, nuove terre e persino nuovi dei. L’eresia di Amarna si diffuse nel mondo intero a causa di quel gruppo di schiavi che tentarono con successo la fuga, gli ebrei, e così i vecchi dei vennero dimenticati e l’uomo fu inghiottito nelle tenebre dell’ombra proiettata dal suo dio unico, onnipotente, onniscente e invisibile. L’uomo divenne una pecora paurosa e ignorante.”

  • Beee”, interruppe il faraone.

  • Sssi… quella…”, fece eco un po’ perplesso Heru. “Una pecora ignorante. Ma la scintilla primigena di Thoth non aveva mai smesso di ardere; attraversò prima i secoli e poi i millenni. Gli uomini lo chiamarono in tanti modi diversi, Prometeo, Hermes, Mercurio; raccontarono la sua storia in tanti modi, dipingendolo con i colori più disparati e descrivendo le trame più intricate. Ma la forza generatrice di Thoth rimase sempre la stessa e ad un certo punto fu riscoperta da un manipolo di pensatori audaci che ebbero l’ardire di scardinare l’ordine costituito e andarono contro i pregiudizi morali e spirituali del loro tempo. Furono i primi, timidi raggi di una sfolgorante aurora dorata che investì il mondo di una luce bianca e pura.”

Aummmmm” fecero in coro tutti i cultisti. Heru proseguì:

  • Ma l’uomo aveva ormai dimenticato i vecchi dei e non fu capace di controllare il potere della luce. La conoscenza rese l’uomo presuntuoso e la sua natura mortale – alla costante ricerca di un eterno ed immortale irraggiungibile che, da sempre, gli è negato – lo rese autodistruttivo. Ci fu un lunghissimo periodo dove alla guerra succedette la carestia e alla carestia una nuova guerra e così via per molto tempo ancora. I falsi dei delle religioni monoteiste, che già avevano condotto alla rovina l’antico Egitto ai tempi di Akenathon, stavano ora conducendo alla rovina il mondo intero.”

  • Chi erano questi falsi dei?”, chiese il faraone.

  • I falsi dei delle religioni monoteiste erano le diverse facce di un unico falso dio il cui nome faceva rima con “io”, e che non era altro che la manifestazione della bestialità dell’uomo e il suo desiderio di farsi dio a sua volta. Un dio assassino e suicida che ammazzava sé stesso.”

  • Prosegui”, disse Amunathon che, mentre ascoltava con attenzione, assumeva uno sguardo sempre più intelligente.

  • Ma come all’epoca in cui l’uomo riscoprì la luce, ancora una volta, ci fù un cambiamento importante che ristabilì l’equilibrio. Un gruppo di uomini riscoprì gli antichi riti, riconobbe il valore dell’Illuminismo e capì gli errori che erano stati compiuti. L’uomo capì che Scienza e Religione erano le due colonne portanti dello stesso tempio, destinate a ergersi parallele senza mai potersi incontrare ma entrambe indispensabili. E’ così che venne ristabilito l’ordine.”

  • Dove ci troviamo ora?”, chiese il faraone.

  • Questo è il Grande Tempio del Mistero di Tebe, il centro della capitale del mondo: Chauamigu.”

  • Non conosco questa città”, disse il faraone perplesso. “Il colore della vostra pelle e i lineamenti dei vostri volti mi sono vagamente familiari. Siete voi di discendenza egizia?”

  • Non esattamente, mio re. Nei tempi bui che seguirono all’illuminismo ci furono molte rivoluzioni e molte terre furono vinte e perse dagli eserciti di tutto il mondo. Ma un esercito silenzioso stava cominciando la propria lunga e pacifica marcia verso il futuro che oggi noi chiamiamo glorioso presente e nel quale tu, Amunathon, ti appresti a regnare. Forte del proprio numero il popolo marocchino si diffuse nel mondo insieme agli eredi di Atlantide, ovvero i detentori dell’unica divina verità: gli zingari. In un primo momento conquistammo pacificamente i territori a nord del Mediterraneo e dove Annibale con gli elefanti e la forza bruta aveva fallito noi – complici del fatto che le donne di quel popolo di briganti, ladri e pastori aveva ormai perso ogni interesse per il sesso e il seno, ormai secco, aveva smesso di allattare – ci insediammo, pacificamente, e ci moltiplicammo come lo scarabeo sacro dal cui seme per ogni goccia ne nascono altri otto. Il popolo di Atlantide intanto divenne nostro alleato. Le nostre donne conobbero i loro uomini e ne goderono. I nostri uomini conobbero le loro donne e ne trassero una discreta gioia.”

  • Quella di prima era una di loro?”, chiese il faraone inarcando il sopracciglio.

  • No mio re. Cioè non lo so. Qua siamo tutti un po’ e un po’. Quella di prima era Pastrunia, la gran sacerdotessa. Ma permettimi di proseguire…”

  • Prosegui pure Heru, mio nobile sacerdote.”, disse il re facendo un cenno di assenso con la mano.

  • Mentre il mondo cadeva in rovina sotto i colpi delle armi strette nelle mani dei falsi profeti ispirati dai falsi dei, noi marocchini e zingari diventavamo un unico popolo. Il nostro seme plurifecondante unito alla conoscenza degli antichi dei del popolo di Atlantide fece si che ci diffondessimo per tutto il mondo mentre il resto del mondo periva, in nome di una pace che l’amore tace.”

  • Mi sei anche poeta?”, fece il faraone sorpreso.

  • No, è stato un caso… or dunque: scavammo le rovine di quella palafitta che era il mondo dei falsi dei e stabilimmo fondamenta profonde e stabili. Rinominammo il pianeta Terra e lo chiamammo Zumbabamba. Ci fu quindi un nuovo illuminismo controbilanciato dall’antico culto dei misteri e finalmente, ora, il trono di Osiride è stato ristabilito.”

A queste parole tutti i cultisti si inchinarono solennemente. Pastrunia, la gran sacerdotessa, dopo essere andata via fece nuovamente il suo ingresso nella sala esagonale. In testa la corona scintillante di Amon-Ra, nelle mani lo scettro del comando. Il faraone, che ora aveva riacquistato piena consapevolezza, si levò in piedi. I cultisti lasciarono cadere le proprie tonache e mentre Amunathon benediceva l’inizio del suo nuovo regno l’orgia sacra ebbe inizio.

Il seme zingarello-marocchino si mischiò a quello divino del faraone e la sacerdotessa ne ricevette in abbondanza. Da questa sacra unione, da questo sacro rito, per intercessione degli dei, nacque il primo esemplare della nuova razza umana, il successore dell’homo sapiens-sapiens: Thulek el Salaam, il primo Homo Androgynouslurp.

Fu così, figli miei, che tutto ebbe veramente inizio.”

Pronunciate queste parole Erasmium Alambikkilus, grande ermete superior del monastero dei Porci Spini, chiuse il pesante Libro delle Duecento Verità, e il buio scivolò morbido come la seta sulla sala.

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